Le principali riforme economiche previste in Cina dal 13° Piano quinquennale

Le principali riforme economiche previste in Cina dal 13° Piano quinquennale

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Dalla nostra sede IC&Partners Asia

 

Il 13° Piano quinquennale prevede importanti riforme in Cina finalizzate al superamento delle distorsioni presenti nel sistema finanziario, ad una maggiore trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche da parte delle amministrazioni locali ed al superamento di quel capitalismo clientelare che ha caratterizzato finora la gestione delle aziende di stato.

In particolare, il Piano quinquennale evidenzia la necessità di riformare il sistema finanziario cinese che da tempo presenta elementi di debolezza ed e’ ancora caratterizzato da un controllo di tipo verticistico, con una forte interferenza di carattere politico e statalista.

L’attuale sistema bancario cinese vede al vertice la People’s  Bank of China (che dal 1983 svolge la funzione di Banca centrale, ma nel 2003 ha ceduto la funzione di supervisione del sistema bancario alla China Banking Regulatory Commission) e ruota intorno alle cinque maggiori banche commerciali controllate dallo Stato: Bank of China, People’s Construction Bank of China, Agriculture Bank of China, Industrial and Commercial Bank of China, Bank of Communications.

Nonostante la loro quotazione in borsa, le cinque principali banche cinesi sono ancora fortemente controllate dal governo (solo una quota minoritaria delle loro azioni è liberamente negoziabile); come avviene in altri settori cruciali per l’economia del Paese, anche nel settore bancario il governo cinese riveste sostanzialmente sia il ruolo di proprietario sia quello di regolatore, con i conseguenti rischi di scarsa trasparenza che ne derivano.

La manifestazione più evidente della debolezza del sistema bancario cinese e’ rappresentato dalla scarsa capitalizzazione delle banche e da una forte presenza di prestiti inesigibili, molti dei quali sono stati concessi più per assecondare interessi e rapporti politici che per ragioni legate alla loro profittabilità commerciale.

Negli ultimi anni, le maggiori banche cinesi hanno avuto un costante incremento dei crediti deteriorati – non-performing loans.

 

Gran parte dei prestiti in sofferenza solo relativi a finanziamenti concessi dalle principali banche statali cinesi a favore di imprese statali che, sebbene siano spesso meno efficienti, hanno una maggiore facilità di accesso al credito grazie alle loro relazioni privilegiate con l’apparato politico e finanziario cinese.

Inoltre, le rigidità del sistema bancario cinese hanno favorito il cosiddetto shadow banking ovvero il diffondersi di attività finanziarie che si interfacciano con il mondo delle piccole-medie aziende e dei risparmiatori da una prospettiva diversa da quella bancaria tradizionale: si tratta di intermediari finanziari che, pur essendo più efficienti delle banche pubbliche, rappresentano un elemento di instabilità finanziaria in quanto sono oggetto di minori controlli e forniscono minori garanzie.

Il Piano quinquennale prevede il rafforzamento degli organismi regolatori del sistema bancario ed un maggiore controllo sulle istituzioni finanziarie al fine di evitare rischi sistemici; inoltre, il governo cinese punta a migliorare il sistema di accesso al credito introducendo criteri che consentano di analizzare in modo più preciso e trasparente i rischi legati alla concessione di prestiti.

Inoltre, il Piano quinquennale si propone di favorire la modernizzazione del sistema finanziario cinese con riforme che mirano a liberalizzare i tassi di interesse ed a introdurre una migliore regolamentazione del mercato azionario ed obbligazionario in modo da portarli ai livelli di efficienza delle principali piazze finanziarie nel mondo.

Infatti, poiché non c’e’ ancora un mercato finanziario maturo, ad oggi i prezzi dei prodotti finanziari sono ancora fortemente condizionati da scelte verticistiche piuttosto che da logiche di mercato: la politica monetaria dettata dalla People’s Bank of China (che stabilisce i tassi di interesse) ripercuote i suoi effetti sull’intero sistema finanziario le cui dinamiche quindi non riflettono pienamente l’andamento dell’economia reale.

La modernizzazione del sistema finanziario ha anche l’obiettivo di accrescere l’uso internazionale della valuta cinese (Renminbi): nel 2015 circa il 30% delle transazioni transfrontaliere della Cina sono state regolate in Renminbi a scapito del ruolo del dollaro USA (nel 2010 il corrispondente valore era quasi nullo).

Il peso della moneta cinese nelle transazioni commerciali e finanziarie globali e’ crescente ma ancora contenuto (meno del 3% del totale, come si può vedere nel grafico in basso) rispetto alla dimensione economica del Paese: tutto ciò e’ causato non solo da fenomeni di inerzia nell’uso delle valute ma anche della scarsa integrazione finanziaria della Cina con il resto del mondo.

 

Per poter favorire il processo di internazionalizzazione della valuta, il governo cinese ha già avviato un allentamento dei vincoli nella movimentazione dei capitali, misure di liberalizzazione del sistema finanziario e una maggiore flessibilità del tasso di cambio. L’ulteriore sviluppo del processo di internazionalizzazione del Renminbi e la sua affermazione come valuta di riserva globale dipenderanno dai tempi e dagli esiti della definitiva rimozione delle restrizioni alla movimentazione dei capitali.

Un’altra fondamentale riforma nel processo di modernizzazione della Cina prevista dal Piano quinquennale riguarda l’uso della leva fiscale e le politiche di bilancio delle amministrazioni pubbliche con l’obiettivo di favorire un riequilibrio dei rapporti nella gestione delle risorse pubbliche tra governo centrale ed enti locali. Infatti, da tempo gli enti locali fanno forte ricorso all’indebitamento (spesso anche ad operazioni speculative poco trasparenti) per poter attuare politiche espansive (a parte qualche rara eccezione, le province cinesi negli ultimi quindici anni hanno sempre avuto un disavanzo fiscale).

Il Piano quinquennale prevede una riforma fiscale che consentirà agli enti locali di dotarsi di risorse economiche adeguate senza dover ricorrere alla vendita dei diritti d’uso dei terreni che spesso ha comportato fenomeni di corruzione, nonché conflitti tra popolazione e autorità locali.

La riforma si propone anche di rendere più trasparente e rigorosa la gestione delle finanze pubbliche: coerentemente con il nuovo corso politico, saranno riparametrati gli strumenti di valutazione dei funzionari pubblici legandoli ad obiettivi che misurino la qualità dello sviluppo, non più semplicemente l’incremento del PIL.

Un’altra importante riforma economica prevista dal Piano quinquennale riguarda le aziende di Stato, che continuano a rappresentare una parte rilevante dell’economia cinese: le maggiori società cinesi sono di proprietà pubblica e la loro forza rappresenta uno dei principali ostacoli alla piena realizzazione di un’economia di mercato  in Cina.

Dal 2003 il controllo delle partecipazioni nelle imprese statali è riunito nelle mani della State-owned Assets Supervision and Administration Commission, ma sono ancora molto forti le ingerenze del governo e del Partito nella loro gestione. In particolare, i Ministeri investiti di poteri di regolamentazione su un determinato settore industriale continuano a conservare rilevanti poteri di indirizzo nella gestione delle imprese statali ricadenti sotto la propria competenza, incluso quello di nominarne gli amministratori.

Inoltre, nel corso del tempo si e’ consolidata la prassi di affidare agli ex amministratori delle imprese statali ruoli di vertice nel governo e nel Partito: questa consuetudine, insieme al gradimento che gli amministratori devono ricevere dal Partito e dal governo al momento della loro nomina nelle aziende statali, ha accresciuto l’importanza del rapporto clientelare con il potere politico a scapito di una valutazione della loro gestione sulla base di criteri di efficienza economica e manageriale.

 

Le imprese statali, oltre a rappresentare il principale operatore nei più importanti settori industriali, godono di sostanziali privilegi rispetto alle imprese private grazie alla rete di rapporti con i vertici dell’amministrazione pubblica, delle banche e del partito: la concessione di prestiti a condizioni meno onerose, un trattamento preferenziale nella sottoscrizione di contratti con gli enti pubblici, criteri meno rigidi per accedere alla quotazione sui mercati azionari.

Il Piano quinquennale prevede importanti riforme per rendere le società statali più competitive nei mercati internazionali e per minimizzare i fenomeni di clientelismo e corruzione ancora presenti nella gestione delle stesse.

Il governo cinese punta a rendere le imprese statali più efficienti attraverso un processo di fusione tra società che operano nello stesso settore (per ridurne il numero) e attraverso l’adozione di un modello misto di proprietà con copresenza di capitale pubblico e privato nell’azionariato.

Inoltre, le riforme punteranno a migliorare la gestione delle aziende statali, da un lato legando la remunerazione dei loro manager ad obiettivi di efficienza economica, dall’altro introducendo meccanismi di controllo per rendere più trasparente la loro amministrazione finanziaria.

In questo contesto, si inquadrano gli attuali processi di riorganizzazione e fusione che riguardano le principali aziende statali nel settore dei trasporti, in quello petrolchimico ed energetico: si punta alla creazione di aziende di notevoli dimensioni con l’obiettivo di renderle più competitive a livello globale e dotarle di quella forza finanziaria necessaria per poter effettuare acquisizioni di società all’estero.